Nonostante la limitata diversificazione ambientale (quasi assenti gli ambienti umidi tipici, pochi quelli rupestri, i coltivi, ecc.) e il livello altitudinale non eccessivo, il territorio considerato, che si presenta abbastanza omogeneo e intatto, offre comunque una ragguardevole biodiversità. La conferma viene anche dal confronto con cataloghi floristici provenienti da altri territori dell'Italia centrale. Delle 1.117 specie censite, ben 144 appartengono alla famiglia delle Compositae, 119 a quella delle Poaceae, 103 alle Leguminosae, seguono poi a distanza Labiatae (57), Crucifarae (56), Umbellifarae (49), Scrophulariaceae (46), ecc...
; mentre, tra i Generi, quello più rappresentato è Trifolium con 22 entità, seguono Ranunculus e Bromus (16), Carex (15), Festuca e Veronica (12), Hieracium e Poa (10), ecc.
La ricerca ha messo in evidenza un discreto numero di specie vascolari (13) mai segnalate fino ad ora per il territorio marchigiano e molte altre, invece, risultano rare o segnalate solo per poche località nella regione (come da elenco nella banca dati). La ricchezza di questa flora è sottolineata anche dalla presenza di un contingente abbastanza nutrito di piante, che normalmente vegetano su masicci di quote superiori, come Silene ciliata subsp. graefferi, Myosotis alpestris subsp. alpestris.
Le praterie che ricoprono le sommità dei rilievi Monti Rogedano e Puro, sono di natura secondaria, perché originate dall’uomo che ha utilizzato interamente le foreste primarie.
Risale all’età neolitica la pratica del debbio con la quale si creavano nuovi spazi per il pascolo degli ovini e dei caprini incendiando i boschi; il debbio veniva utilizzato per lo più nelle aree sommitali dei rilievi carbonatici dell’Appennino centrale. Le praterie montane così formate sono state luogo di produzione primaria per l’allevamento ovino stanziale e transumante, che ha plasmato non solo il paesaggio montano, ma anche la cultura delle società appenniniche. L’ecosistema di prateria di tipo secondario è ricco di specie, sia animali (1
8 specie di uccelli di interesse comunitario -Allegato I Direttiva 79/409/CEE-) che vegetali (800 specie circa, che rappresentano quasi il 25% dell’intero contingente floristico delle Marche). Nel territorio sono stati individuati due siti di interesse comunitario (SIC), Valleremita - Monte Puro - Monte Rogedano (cod. IT 5320011) e Monte Maggio - Valle dell’Abbadia (cod. IT 5320010) e una zona di protezione speciale (ZPS), Monte Giuoco del Pallone (cod. IT. 5330026), che inseriscono l’area nei programmi europei per la conservazione della biodiversità delle praterie montane.
Fauna
L'ambiente naturale, discretamente conservato, ospita specie faunistiche tipiche dell'Appennino Umbro-Marchigiano. L'attività antropica ha condizionato nel tempo e, continua a farlo, la vita degli animali, costringendoli a modificare le loro abitudini ecologiche. Tra le specie presenti si segnalano quelle più rappresentative del territorio.
Anfibi
Il tritone (Triturus carnifex e T. vulgaris) (v. foto) è un animale ampiamente presente appartenente alla famiglia Salamandridae. Conduce vita terragnola collegata sempre all'ambiente umido. I luoghi migliori per osservarlo in primavera sono le vasche di abbeveraggio sui pascoli del Monte Rogedano.
Rettili
Nel territorio vive la vipera (Vipera aspis), animale che si adatta alle diverse condizioni ambientali e pur prediligendo pendii aperti e aridi, vive anche in prossimità di corsi d'acqua ed è diffusa sulle nostre montagne.
La lucertola dei muri (Lacerta muralis), è un piccolo, elegante ed agile sauro che si arranpica sulle pareti rocciose meglio esposte ai raggi solari, sui ruderi e si nasconde tra gli anfratti dei muretti a secco presenti lungo i sentieri dell'Aula Verde.
Il ramarro (Lacerta viridis), dalla brillante colorazione verde è la lucertola più grande presente nel territorio. Il luogo sassoso della valle di Valdisasso e le pareti rocciose coperte di vegetazione arborea, formano l'habitat ideale per la specie.
Uccelli

Il picchio verde (Picus viridis) (v. foto) si fa sentire tra gli alberi dei boschi di Valleremita con il suo squillante verso simile ad una forte risata.
L'allocco (Strix aluco) (v. foto) è una specie che nidifica nei boschi del comprensorio, presente in prossimità dell'eremo di Valdisasso.
La poiana (Buteo buteo) nel territorio dell'Aula Verde trova il suo habitat ideale con boschi, pareti rocciose ed ampi pascoli. In piena mattinata si può osservare in volo sui pascoli di Monte Rogedano e Monte Puro.
Mammiferi
Il gatto selvatico (Felis silvestris silvestris) (v. foto),
è presente nel comprensorio e le sue tracce si rinvengono sulle pendici dei Monti Puro, Maggio e Cime Mutali. La specie sta lentamente scomparendo dai nostri boschi a causa dell'ibridazione con il gatto domestico inselvatichito e per la sua forte specializzazione alimentare che non gli permette di adattarsi ad ambienti diversi da quelli boschivi e lontani dai centri abitati. L'animale è stato preso a simbolo dell'Aula Verde in quanto il comprensorio di Valleremita costituiva il limite più settentrionale dell'areale della specie.
Il lupo (Canis lupus lupus) vive in branchi che cacciano, allevano la prole e difendono il proprio territorio insieme. L'ultima segnalazione del lupo nell'area dell'Alto Esino risale al 1963, da questa data il predatore non è stato più segnalato, torna ad esserlo negli anni novanta.
Il capriolo (Capreolus capreolus) (v. foto) è un ungulato di taglia media caratterizzato da arti adattati alla corsa. Nella zona sono presenti nei recinti demaniali in località Vallerania e diffusi nei boschi del territorio anche per la reintroduzione
effettuata della Provincia di Ancona.
L'istrice (Hystrix cristata) (v. foto) è il più grosso roditore italiano.
La prima segnalazione nell'Alto Esino risale al 1974 e oggi sembra in decisa espansione.
Il tasso (Meles meles) (v. foto), tra i mustelidi è quello più sociale degli altri. Vive nei boschi di latifoglie decidue o nei pascoli aperti preferendo i territori dove i due ambienti sono a contatto, trova quindi, nel comprensorio di Valleremita, il suo habitat ideale.
La faina (Martes foina) è un mustelide che ha abitudini notturne nella zona è abbastanza diffusa e spesso provoca scompiglio tra gli animali domestici.