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I siti - Gagliole - Valle dei Grilli
 
 


Valle dei Grilli


La Valle dei Grilli è anche conosciuta come Gola di Sant’Eustachio, per la presenza dell’omonima abbazia, incastonata nella parete rocciosa, che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della gola. Già esistente nel secolo XI con il titolo di S. Michele, questo santuario può essere considerato il frutto della cultura longobarda per alcune caratteristiche architettoniche.
L’abbazia è completamente immersa nel verde in un paesaggio naturale molto suggestivo. Il paesaggio vegetale è rappresentato dall’insieme delle comunità di piante e dalle relazioni ecologiche che le legano le une alle altre e con il territorio; ad un primo sguardo esso si presenta piuttosto omogeneo essendo costituito prevalentemente da boschi e, sulle sommità dei rilievi, da pascoli. Una più attenta osservazione, invece, evidenzia come, in relazione alle molteplici caratteristiche abiotiche che contraddistinguono la valle, il paesaggio vegetale sia in realtà piuttosto diversificato, tanto da essere foriero di una elevata biodiversità.
Tale varietà biologica è data principalmente dall’alternarsi di molteplici fattori abiotici, quali calcari compatti e puri con litotipi stratificati e marnosi; esposizioni soleggiate con versanti ombrosi; pendii rupestri o fortemente acclivi con aree semipianeggianti; suoli neutro-basici con terreni decarbonati; impluvi freschi ed umidi con espluvi aridi ed esposti, a cui l’uomo ha aggiunto, nel corso dei secoli, ulteriori elementi mediante la creazione (a seguito del disboscamento) di pascoli, aree coltivate e rimboschimenti a conifere. Il paesaggio vegetale della Valle dei Grilli è quindi in realtà un complesso mosaico composto da numerosi elementi.


Le grotte e le pareti rocciose

L’area delle grotte di S. Eustachio è caratterizzata da un habitat particolare con forre e grotte calcaree, ricche di felci e muschi, corsi d’acqua a carattere stagionale e vegetazione arbustiva delle rupi con Alloro ed altre sclerofille sempreverdi. L’alto tasso di umidità presente nelle cavità carsiche favorisce la presenza di determinate specie di Anfibi: la specie sicuramente più importante è il raro Geotritone (Speleomantes italicus). Questo anfibio urodelo si nutre di insetti, catturandoli con la lingua, che fuoriesce anche per una lunghezza pari a metà del proprio corpo. La specie è molto rara in Italia.
Sempre tra gli Anfibi sono presenti il Rospo comune (Bufo bufo), la Raganella (Hyla arborea), la Rana Appenninica (Rana italica) e, nelle pozze d’acqua che si conservano durante tutto l’anno, lungo la linea di fondovalle, il Tritone crestato (Triturus cristatus) ed il Tritone punteggiato (Triturus vulgaris), che utilizzano come sito riproduttivo anche i fontanili e gli abbeveratoi.
Tra i Mammiferi, nelle cavità carsiche (durante il letargo invernale ed in parte anche nel periodo estivo), trovano rifugio diverse specie di Chirotteri, come il Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus), il Rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros), il Rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) e il Miniottero (Miniopterus schreibersi). Questi insettivori producono emissioni sonore dalla bocca o dal naso, a seconda della specie, che a contatto di oggetti o prede formano echi sonori di risposta, utili per localizzare le prede e per orientarsi nel volo. Durante il letargo invernale e durante il giorno i chirotteri rallentano il metabolismo, si appendono alle pareti delle grotte. Molte specie di pipistrelli sono migratrici e utilizzano le grotte italiane per lo svernamento. Il mantenimento di una colonia di questi animali all’interno della Valle dei Grilli assume pertanto una notevole importanza naturalistica.
Tra i rapaci assai importante è la presenza del falco pellegrino (Falco peregrinus), che nidifica in ambienti rocciosi sulle pareti verticali e si nutre prevalentemente di uccelli, che cattura in volo.


Il fondovalle

Il fondovalle, a causa della stagionalità dei ruscelli che lo percorre, è privo della tipica vegetazione igrofila a salici e pioppi che si può invece osservare lungo le sponde dei grandi corsi d’acqua. Tuttavia, in corrispondenza dei settori rocciosi più freschi ed ombrosi sono presenti degli importanti popolamenti costituiti prevalentemenete da felci quali la Lingua cervina (Phyllitis scolopendrium), che si alternano nei luoghi, pianeggianti a tappeti di Pervinca minore (Vinca minor), spesso sviluppati in prossimità di alti ed intricati cespuglieti con Sanguinella (Cornus sanguinea), Corniolo (Cornus mas) e Rovi (Rubus Sp. pl.); in alcuni settori dell’Alta Valle dei Grilli sono inoltre presenti piccoli lembi di boschi mesofili a Nocciolo (Corylus avellana) e Carpino bianco (Carpinus betulus).


I boschi

I versanti della valle sono ricoperti quasi totalmente da estese foreste di tipologie diverse, la cui distribuzione è determinata da fattori pedo-morfologici e climatici. Sui versanti fortemente acclivi ed assolati e sulle rupi si insediano i boschi di sclerofille sempreverdi a dominanza di Leccio (Quercus ilex). Laddove le acclività si addolciscono e lo spessore del suolo aumenta si trovano i boschi di caducifoglie collinari a dominanza di Roverella (Quercus pubescens) e/o Carpino nero (Ostrya carpinifolia). In corrispondenza di paleofrane incoerenti sono presenti nuclei di Carpinella (Carpinus orientalis), mentre su suoli decarbonati si ritrovano boschi di Cerro (Quercus cerris). Alle quote superiori, oltre i 700 m di altitudine, le pendici sono ricoperte da boschi di caducifoglie mesofile di Carpino nero (Ostrya carpinifolia) e Faggio (Fagus sylvatica).


I pascoli

Le sommità dei rilievi, per lo più poco acclivi o addirittura semipianeggianti, sono caratterizzate da estesi pascoli secondari a Bromo (Bromus erectus), interessati dal pascolo di bovini ed ovini. Tali praterie sono il risultato degli incendi delle aree boscate che l’uomo ha provocato nell’era Neolitica, per creare superfici agricole, successivamente abbandonate ed adibite al pascolo degli animali domestici. Attualmente esistono ancora piccole superfici coltivate (circa 50 ha) sui Piani di Crispiero. Negli ultimi 50 anni la pressione del carico di bestiame ha subito un calo e molte specie eliofile arbustive, uscendo dal bosco, hanno trovato la condizione favorevole per l’insediamento e l’espansione, dando origine alla costituzione di nuclei arbustivi.