Valle dell'Elce
La Valle dell’Elce è una piccola incisione orografica con andamento est-ovest situata nella porzione centro meridionale della Dorsale Marchigiana.
Questa valle è percorsa dal Fosso dell’Elce, alimentato dalle acque che scendono dai Monti Lavacelli (986 m), Marzolare (986 m), Faeto (886 m) e Pormicio (843 m). L’azione erosiva delle acque superficiali ha originato forme carsiche quali la Grotta dell’Elce, posta a mezza costa sul lato orografico destro del Fosso dell’Elce e la forra in corrispondenza del fondovalle. I rilievi montuosi che contornano la valle sono perlopiù ricoperti da vegetazione arborea, la cui superficie è interrotta da aree di piccola dimensione adibite alla coltivazione di specie cerealicole ed altre destinate al pascolo di animali domestici.
La geologia
I termini litologici affioranti sono costituiti da rocce calcaree sedimentarie, riferibili alla successione umbro-marchigiana. Si delinea l’alternarsi di calcari compatti e puri con litotipi stratificati e marnosi costituiti in ordine temporale, dalla formazione più antica alla più recente, del Calcare massiccio, del Bugarone s.l. - Maiolica, delle Marne a fucoidi, della Scaglia s.l. (bianca - rossa - variegata) e della Scaglia cinerea.
I fossili
Dal reperimento e dall’osservazione dei numerosi fossili trovati negli strati rocciosi che si susseguono, dal più antico, facente parte della formazione del Calcare massiccio, al più recente, appartenente alla formazione marnoso-arenacea, nel substrato del territorio della Valle dell’Elce, è possibile ricostruire una storia che è iniziata più di 180 milioni di anni fa quando l‘intera area era sede di un esteso mare. I ritrovamenti fossili recuperati nella valle sono stati raccolti ed esposti nel Museo di Storia Naturale di Gagliole.
La fauna
Il territorio della Valle dell’Elce è ricco di specie faunistiche. Fra gli uccelli si segnalano la Capinera (Sylvia atricapilla), il Pettirosso (Erithacus rubecula), la Ghiandaia (Garrulus glandarius), l’Allocco (Strix aluco) ed il Gufo Comune (Asio otus); fra i mammiferi l’Istrice (Hystrix cristata), il Cinghiale (Sus scrofa), la Volpe (Vulpes vulpes) ed il Gatto selvatico (Felis sylvestris). La Grotta dell’Elce costituisce un perfetto rifugio per il Capriolo (Capreolus capreolus), piccolo ruminante selvatico appartenente all’Ordine degli Artiodattili (Ungulati con numero di dita pari) che si nutre di germogli, arbusti, foglie, bacche e piante erbacee. La presenza di questo cervide è favorita dalla diffusione di boschi cedui e di ambienti di transizione tra bosco e prato dell’area circostante.
La risorgente di Gagliole
Ai margini della Valle dell’Elce è presente la risorgente di Gagliole, conosciuta dalla popolazione autoctona come il Sasso Pozzo. La morfologia della grotta risorgente è piuttosto semplice ed è costituita da una galleria tubolare ellittica, dal diametro di circa 1 m, che presenta poche dirama-zioni. La galleria può essere considerata una condotta forzata percorsa dalle acque sotterranee che poi riescono in superficie. La grotta è idrologicamente attiva ed il suo ingresso rimane allagato per la maggior parte dell’anno; in occasione di forti piogge può originare una tumultuosa cascata che dal sifone si riversa sulla valle sottostante, funzionando da "troppo pieno". Questa cavità si apre sulla Scaglia rossa a circa 550m s.l.m.
La vegetazione
Ciò che contraddistingue questa valle, posta fra 450 e 800 m. di quota, è la presenza dei boschi di
Leccio (Quercus ilex), la cui diffusione è dovuta alle particolari condizioni edafo-climatiche (forte acclività, esposizione meridionale e presenza di suoli sottili) che accentuano l’aridità e le temperature medie del versante, simulando le condizioni climatiche mediterranee. Laddove i versanti assumono pendenze meno aspre, con suoli più strutturati ed esposizioni più fresche si insediano i boschi di Carpino nero (Ostrya carpinifolia). Nella linea di fondovalle, fra le pareti rocciose della forra, il sottobosco è ricco di felci.