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Le orchidee della Valle dei Grilli

La famiglia delle Orchidaceae prende il nome dal genere Orchis, che dal greco significa “testicolo” perché molte delle sue specie posseggono due tuberi ovali e appaiati che ricordano le ghiandole genitali maschili.
A differenza di quelle esotiche che sono orchidee epifite, quelle distribuite nelle regioni a clima temperato sono geofite, in quanto la loro sopravvivenza, durante l’inverno, è assicurata da organi sistemati sotto il livello del suolo: rizomi, tuberi e bulbi. Le orchidee sono piante erbacee perenni, il loro ciclo vitale è piuttosto lungo e in alcuni casi può raggiungere i vent’anni. Se le condizioni ambientali sono favorevoli possono fiorire ogni anno; le parti epigee hanno breve durata: nell’arco di pochi mesi fuoriescono da terra, producono uno scapo fiorifero, fruttificano e poi scompaiono disperdendo dalle capsule secche degli ovari migliaia di semi. Se le condizioni sono sfavorevoli le orchidee sopravvivono per anni sotto terra senza dare alcun segno all’esterno.


La riproduzione sessuata

I fiori appariscenti attirano gli insetti per la loro vistosità, attraverso goccioline di nettare o con odori e forme particolari che offrono un valido appoggio, affinchè possano, con i loro movimenti sul fiore, trasportare le masse polliniche ed effettuare l’impollinazione.
I semi piccolissimi e pulvirulenti, liberati dalle capsule mature e trasportati dal vento, riusciranno a germinare solo se atterreranno su un terreno adatto, caratterizzato dalla presenza di un determinato micelio fungino (per lo più del genere Rhizoctonia). Questo fungo penetra all’interno del seme ed inizia la demolizione delle sostanze organiche con lo scopo di nutrirsi a scapito del seme, mentre la presenza del micelio all’interno delle cellule del seme, fornisce gli zuccheri e quindi l’apporto nutritivo per le prime fasi del suo sviluppo. Il seme però mette in azione un fungicida, che limitando l’invasione del micelio fungino, favorisce l’equilibrio in cui l’uno diventa indispensabile per l’altro. Questo rapporto (simbiosi micotrofica) è indispensabile fino a quando l’orchidea sviluppa il tubero e le prime foglie ed è quindi in grado, per mezzo della fotosintesi, di produrre le sostanze organiche, una parte delle quali andrà anche al fungo.
Una volta formatosi il tubero passeranno anni prima che abbia luogo la fioritura.


La riproduzione vegetativa

La pianta trascorre l’autunno e l’inverno in riposo vegetativo, con i suoi organi ipogei protetti al disotto della superficie del suolo.
Sin dall’inverno talune orchidee iniziano lo sviluppo, così la piantina si ingrandisce, emerge e le prime foglie iniziano a compiere la fotosintesi.
La ripresa dell’attività vegetativa avviene a spese delle sostanze di riserva accumulate negli organi radicali che così tendono, progressivamente, ad esaurirsi.
L’attività fogliare, assicurando la sintesi di nuova sostanza organica, permette la costruzione di elementi ipogei di sostituzione, atti a consentire la sopravvivenza della pianta sino all’anno successivo.