Le grotte di Gagliole
Il territorio montano del Comune di Gagliole è quasi interamente costituito da rocce calcaree: qui le acque piovane vengono con facilità assorbite nel sottosuolo. Le ampie vallate testimoniano comunque un ruolo importante delle acque correnti nel modellamento del paesaggio. Lo scorrimento dell’acqua oggigiorno è però solo occasionale, strettamente legato alle precipitazioni meteoriche. L’acqua nel suo percorso sotterraneo ha disciolto il calcare, originando nel corso dei millenni delle gallerie sotterranee, le grotte, uno dei fenomeni più tipici delle regioni carsiche. Le grotte di Gagliole sono state esplorate e censite, ed i loro dati essenziali sono registrati nel Catasto regionale delle grotte. Nel territorio del Comune sono conosciute cinque grotte, che rappresentano solo una piccola parte del sistema di gallerie carsiche che assicura il trasporto delle acque sotterranee.
La forra dell'Elce e le sue grotte
Questa valle si apre su Calcare massiccio, un tipo di roccia calcarea molto compatta che, nel territorio comunale, si trova solo in quest’area. La resistenza della roccia consente lo sviluppo di versanti più scoscesi e la parte inferiore della valle presenta i tipici caratteri di forra, una stretta valle dalle pareti sub-verticali, comune nelle rocce calcaree. Due piccole grotte, poco profonde, sono state originate dall’azione corrosiva delle acque che attaccano la roccia presso la superficie esterna. La più interessante è la Grotta dell’Elce nota anche come Caverna della Ricotta; essa si trova alla sommità della gola in un caratteristico livello di calcare più tenero e poroso, facilmente alterato dallo scorrimento di acque. Un'altra breve grotta si apre più in basso, ai margini della forra.
Le grotte di Gagliole si aprono nella parte centrale e occidentale di una ampia piega anticlinale, dove gli strati rocciosi più antichi affiorano nelle vallate interne della dorsale. La disposizione delle masse rocciose influenza la circolazione delle acque sotterranee: sul fianco della piega, dove gli strati rocciosi tendono a disporsi verticalmente, una falda aquifera si sviluppa all'interno dei calcari della Scaglia rossa. Questa falda è compresa tra due orizzonti di rocce marnose, non permeabili. La ricarica della falda idrica avviene sui fianchi e sulla sommità della dorsale, dove le acque piovane iniziano il loro percorso sotterraneo, scendendo verso il basso fino al livello della falda idrica. Da qui scorrono per vie orizzontali verso le sorgenti. Grazie al flusso delle acque nella falda ha avuto origine la grotta Sasso Pozzo.
Le grotte assorbenti
La scarsa circolazione idrica superficiale ci conferma che le acque piovane nella dorsale montuosa si infiltrano nel sottosuolo, attraverso una rete di fessure e fratture beanti. Le due piccole grotte testimoniano che presso le superfici di assorbimento esistono anche vere gallerie carsiche, con un andamento principalmente verticale, secondo la direzione di scorrimento delle acque piovane nel sottosuolo. Grotte di questo tipo sono probabilmente più comuni all’interno della montagna di quanto ci risulti dalla diretta esplorazione. La forte alterazione superficiale delle rocce, la vegetazione ed i suoli tendono infatti a chiudere gli ingressi delle grotte. Non a caso una delle due grotte conosciute è stata “aperta” fortuitamente durante la realizzazione di una strada forestale. Essa non aveva alcun accesso naturale.
Il Sasso Pozzo
 La grotta, nota anche come Risorgente o Grotta di Gagliole, è la maggiore dell’area, ed anche la più lunga dell’intera Provincia di Macerata. Si estende per circa 600 m ed è costituita da una galleria con poche diramazioni, a sezione tubolare con diametro di ~ 1 m; in questa grotta non ci si alza mai in piedi! Nonostante il notevole sviluppo in lunghezza, il volume reale di roccia disciolto dalle acque è modesto (~ 500 m). Per confronto, la piccola caverna della Grotta dell’Elce ha un volume di quasi 200 m, mentre singole sale in grotte maggiori possono superare il volume di 1.000.000 m. La grotta Sasso Pozzo ha andamento sub-orizzontale, e le sue pareti sono frequentemente coperte da “scallop” (caratteristiche forme di erosione dovute al flusso turbolento dell’acqua). Essa può essere considerata una condotta forzata percorsa dalle acque sotterranee per ritornare in superficie. La grotta è idrologicamente attiva. Presso l'ingresso, un sifone (tratto di galleria con sezione ad U) rimane allagato per lunga parte dell'anno, e solo nella stagione secca la grotta è interamente percorribile da speleologi esperti. In occasione di forti piogge essa può riempirsi molto rapidamente di acqua, originando una tumultuosa cascata che dall’ingresso si rovescia nella vallecola sottostante. Questo comportamento, tipico delle sorgenti carsiche, ci conferma che l’acqua piovana trova delle vie di scorrimento rapido dalla superficie fino alle zone profonde della montagna. Una ottima ragione per porre la massima attenzione nell’evitare fenomeni di inquinamento nelle zone di alimentazione delle sorgenti carsiche: qui l’acqua in tempi molto brevi (fino anche a poche ore) può raggiungere le sorgenti e, di conseguenza, gli acquedotti.
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